
Nel mondo intero si dà importanza al PIL ( Prodotto Interno Lordo ) vale a dire alla somma di tutto il lavoro che si svolge in un territorio , sia una nazione o una regione. Si è ritenuto che la ricchezza di un territorio si potesse misurare solo tramite questo parametro. Da qualche tempo questo indice è stato messo in discussione almeno per quanto riguarda la vivibilità di un territorio. Non sempre l’incremento esclusivo di un fatturato o di insieme di fatturati corrisponde a maggiore ricchezza per gli abitanti ma neanche per un azienda. La crisi dell’economia di scala entrata in rotta di collisione con la globalizzazione ha determinato anche orientamenti diversi sia della grande industria che delle PMI in quanto la redditività di un prodotto ora non è solo data dalla quantità prodotta ma dal margine di ricavo che su esso rimane. Per questo sempre di più si cerca di collocare articoli da nicchie di mercato specializzate su cui il ricarico può essere proporzionato all’investimento fatto e alla qualità del prodotto finale. Allo stesso modo in un territorio non è solo importante quale sia il reddito medio di una persona ma anche come si può spendere il denaro e la soddisfazione che si ha vivendo in quel territorio . La capacità di vedere realizzati i propri interessi e le proprie aspirazioni. Spesso anche guadagnando meno ma vivendo molto meglio il denaro che abbiamo in tasca. Torniamo a un vecchio detto dei nostri nonni che non parlavano di ricchezza ma di mezzi ( quanti mezzi ho a disposizione? ). Il
“ mezzo ” non è solo il denaro ma anche la cultura, la salute , la natura, il paesaggio , l’arte , il cibo, la possibilità di viaggiare, il divertimento e tutto questo è l‘indice di benessere e su quello dobbiamo puntare, forse meno ricchi ma più felici.







